Ecco cos'ha scritto il Corriere a proposito dell'elegante citazione di Mastella: Grande attenzione per la dichiarazione di voto di Mastella che aveva esordito con una poesia di Pablo Neruda «Lentamente muore...» per poi chiarire che per lui la maggioranza non c'era più. Lo stesso Mastellone aveva rincarato la dose in Senato: "Signor Presidente, questa poesia di Pablo Neruda denota il mio stato d'animo, certo... E via con tutti i giornali a pubblicare il box con il testo della poesia e ad elogiare la fine eleganza del ceppalonico. Scopro oggi dando un'occhiata per caso a Macchianera che si tratta di una bufala, che quella poesia Neruda non l'ha mai scritta, non l'ha mai pubblicata, non esiste: è soltanto una delle tante leggende metropolitane diffusesi grazie alla rete, l'ennesimo esempio di mancanza totale di senso critico di tutti noi. Qualcuno ha scritto 'sta cosa online, ha detto che era di Neruda e da allora via, tutti a citare a sproposito qualcosa che non esiste, un classico esempio di diffusione di un apocrifo grazie alla cialtroneria di tutti quanti (me compreso). Sembra che in realtà l'autrice della poesia (peraltro bellissima) si Marta Medeiros. Dico sembra perchè non ho potuto verificare la cosa. E il bello è che su Macchianera la smentita è uscita giovedì ma nessun giornale ha pensato bene di rettificare le cazzate scritte. Complimenti quindi al ghost writer di Mastella che è incappato in una figura di merda colossale, ma anche no perchè in questo Paese siamo tutti così ignoranti che ci beviamo di tutto.
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sabato, gennaio 26, 2008
giovedì, luglio 05, 2007
Ancora su Neroogle: addenda et corrigenda
Francesco mi ha fatto intelligentemente notare che Neroogle è una cazzata. Sono andato a leggermi nel concreto il post che mi ha segnalato e devo dire che, riflettendoci attentamente, ha ragione. Curioso che proprio io, che da sempre ce l'ho con la mancanza di attendibilità della rete, con la pochezza di senso critico di chi attinge al web 2.0 e alle informazioni dal basso ci sia cascato come un pero gnocco. Beh, direi che mi sta bene. A mio discapito posso dire che in queste giornate riccionesi il tempo a disposizione per la rete è davvero ridotto all'osso. Ed ecco che torna un altro punto su cui non mi sono mai fermato abbastanza a riflettere: quando vivi sul serio non hai tempo per la rete. Che avesse ragione Dick in Ubik? Siamo davvero tutti morti? Sto degenerando, vado a cena al Trampolines. Ciao.
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lunedì, maggio 28, 2007
Credibilità delle notizie (e ruolo dei giornalisti)
A Perugia è stata uccisa una donna, incinta all'ottavo mese, durante una rapina. Tutti i giornali hanno scritto che la donna ha reagito ad un tentativo di rapina in casa (un casolare in cui vivono dieci famiglie), con i due figli nella stanza accanto e senza nessuno che si accorgesse di niente. Quando l'ho sentita mi sono detto: strano, qui c'è qualcosa che non va. Una ricostruzione del genere non regge neanche in un giallo di quinta categoria. Anni fa tutti i giornali a scrivere che a Novi Ligure un gruppo di albanesi ha massacrato una mamma e il figlio, non ha rubato nulla in casa e non si accorta della presenza di Erika e Omar. E anche qui, nessun giornalista si è posto il minimo dubbio sulla veridicità della cosa: tutti a riportare in prima pagina la versione ufficiale della tragedia. Anche qui quasi tutti ci eravamo detti: strano, una cosa del genere sembra davvero strana. Poco tempo fa la strage di Erba, e anche lì tutti a riportare improbabili versioni ufficiali, anche quando era già stato dimostrato che il padre non c'entrava niente, ecc. ecc. Poi il caso di Rignano Flaminio: tutti a lanciare sentenze e a scandalizzarsi (compreso il Ministro Fioroni, raro esempio di totale inadeguatezza e di incapacità a ricoprire il ruolo in cui si trova), poi un po' alla volta iniziano ad affiorare i primi dubbi, ci si rende conto di quanto inverosimili siano molte delle prove ecc. ecc. Ora, possibile che i giornalisti non si rendano conto di nulla? Tutti a ripetere automaticamente la versione ufficiale della verità, anche la più improbabile, senza il minimo senso critico, senza il minimo vaglio dell'attendibilità e della sensatezza di quello che stanno scrivendo: a nessuno viene mai un piccolo dubbio? L'impressione è che questa generazione di giornalisti stia diventando sempre più una generazione di pappagalli, sempre pronti a ripetere la verità ufficiale senza farsi mai domande. Potrebbe essere pericoloso.
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