Leggendo un post di Giulio Mozzi su vibrisse ho trovato questa frase illuminante di don Milani: «Tu sai cento parole, il tuo padrone mille; per questo lui è il tuo padrone». Lorenzo Milani è vissuto tra il '23 e il '67, quindi la frase ci sta a pennello: era un periodo in cui i padroni provenivano davvero da un altro mondo. Erano gli unici a potersi permettere di studiare, di viaggiare, di leggere, di dare un senso attivo all'espressione "tempo libero". C'era una differenza di conoscenza oggettiva tra chi comandava (senza aver mai lavorato un giorno in vita sua) e chi lavorava. Non dico che le cose andassero bene così ma questa struttura aveva un senso, soprattutto per chi ci stava dentro e ne accettava le logiche (che le capisse o meno). Oggi invece io so mille parole, il mio padrone cento (forse), per questo lui è il mio padrone. Questa è la situazione della nostra società. E non solo a Nord Est dove il fenomeno del paròn è forse più accentuato, ma in tutta Italia. E' inevitabile quindi che si crei una frattura, perché chi è dentro a questa logica non riuscirà mai ad accettarla, dato che la capisce perfettamente. L'aspetto paradossale è che le parole vengono considerate sempre più importanti quando di fatto vengono svuotate. Ecco la schizofrenia: il moltiplicarsi incalcolabile delle parole su giornali, blog, libri, radio e tv è ormai direttamente proporzionale alla loro perdita di valore. Eppure io so che le parole sono importanti, lo so e non riesco a togliermelo dalla testa: che sia colpa del kiwi e dell'aspirina di stamattina?
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martedì, gennaio 20, 2009
lunedì, maggio 26, 2008
Ma come parla? Ma come parla?!?!
Qualcuno diceva che le parole sono importanti, e aveva perfettamente ragione. Ecco perché io resto basito quando leggo certe dichiarazioni, e non tanto per il contenuto in sé, ma per le parole utilizzate. Resto sbigottito: ma davvero nel 2008 c'è gente che parla in questo modo? Davvero c'è gente convinta di poter comunicare qualcosa di sensato utilizzando certe parole? Ma andiamo con ordine. Ecco il virgolettato di Oreste Scalzone, leader storico dell'Autonomia (sic!) a proposito degli assurdi fatti di Napoli e dintorni di questo fine settimana: «A decidere di mettere lì una discarica sono decerebrati e crinaloidi, che rappresentano la consorteria di frazioni di classe dirigente e trovano una sostanziale unità, come quella tra Berlulsconi e Bassolino, nel decidere di imporre i loro metodi. Sento odore di sgherri che portano ordine e promettono pulizia, quasi stessero facendo una pulizia etnica. Le popolazioni di queste zone sono state condannate ad essere appendici di discariche esattamente come il colonialismo più feroce considera la popolazioni che domina come uno strumento o un nemico da schiacciare. Oa o si piega la testa o si risponde con la guerra alla guerra, anche se ne uscirà schiacciati». Mi viene in mente la stessa sensazione di tristezza che provo quando leggo i presunti comunicati politici degli anni '70, testi vuoti, sterili, che non riuscivano a comunicare nulla e che restavano lettera morta. Ecco, penso che la principale causa della sconfitta totale (si, perché dobbiamo parlare di sconfitta totale) dei movimenti extraparlamentari e terroristici degli anni '70 sia dovuta proprio al linguaggio che utilizzavano, un linguaggio allucinante e privo di qualsiasi contatto con la realtà. Vedere che ancora oggi c'è gente che non rinuncia a non comunicare utilizzando stilemi e parole afone mi lascia un po' interdetto.
Poi leggo il testo di Bruce Sterling pubblicato a pag. 29 sul Corriere di oggi e mi rendo conto che, per fortuna, c'è ancora chi riesce ad utilizzare parole che centrano il punto e che ti fanno capire quanto siano importanti, queste benedette parole. Certo, siamo su due piani diversi, ma neanche troppo: alla fine la realtà resta sempre la stessa, sia che la si giudichi attraverso l'occhio deformato della munnezza napoletana, sia che la si analizzi attraverso quello visionario e un tantino cyberpunk del riflessione pura sull'esistente e sulla memoria globale (il pezzo dovrebbe essere online ma non è stato ancora caricato... dopo controllo ed eventualmente lo linko).
Poi leggo il testo di Bruce Sterling pubblicato a pag. 29 sul Corriere di oggi e mi rendo conto che, per fortuna, c'è ancora chi riesce ad utilizzare parole che centrano il punto e che ti fanno capire quanto siano importanti, queste benedette parole. Certo, siamo su due piani diversi, ma neanche troppo: alla fine la realtà resta sempre la stessa, sia che la si giudichi attraverso l'occhio deformato della munnezza napoletana, sia che la si analizzi attraverso quello visionario e un tantino cyberpunk del riflessione pura sull'esistente e sulla memoria globale (il pezzo dovrebbe essere online ma non è stato ancora caricato... dopo controllo ed eventualmente lo linko).
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