Siamo solo al primo passo. La vittoria in Francia delle major sui cittadini, avallata da un parlamento vittima dell'ignoranza e prono all'industria, è solo il primo sintomo del nuovo fronte della grande battaglia del diritto d'autore. Quella che viene combattuta per trasformare la rete, e renderla una cosa che abbia la forma e le aspettative delle industrie della musica, del cinema e affini. Ora le castronerie che abbiamo dovuto sentire anche in Italia in questo lungo periodo troveranno ulteriore spazio: l'approvazione anche in Senato della legge che impone la Dottrina Sarkozy ai francesi è un ricostitutente anche per quei parlamentari italiani che sono pronti a sacrificare il bene supremo dello sviluppo della rete e della libertà di informazione sull'altare dei propri interessi e di quelli delle corporazioni che li sostengono. Continua a leggere l'articolo su Punto Informatico.
Sul blog di Quintarelli leggo una riflessione molto interessante e assolutamente condivisibile, che rimabalza direttamente dalla Bbc: il film Wolverine Origins era disponibile nei circuiti di P2P addirittura prima che uscisse al cinema. Eppure sono andati a vederlo 160milioni di persone. Niente male direi. Insomma, alla fin fine quanto è veramente dannoso per l'industria il file sharing? Eppure i segnali che arrivano da Paesi come la Francia e l'Italia dimostrano che ai piani alti non si vuole ancora accettare il fatto che il concetto attuale di copyright va ridiscusso e ripensato fin dalle sue fondamenta.
Un autore che si iscrive alla Siae deve pagare 220 euro e rinnovare l'adesione ogni anno con 91,50 euro. Si ha così diritto al controllo dell'utilizzo dell'opera, riscuotendone i diritti. Ma pensare di essere remunerati per la propria creatività in questo modo è un'illusione: secondo Giorgio Assumma, presidente Siae, oltre la metà degli iscritti tra gli autori musicali sono in perdita, cioè guadagnano meno, in diritti, di quanto spendano per l'iscrizione. E all'estero fanno meglio. Per un autore musicale, iscriversi a una società straniera è meno costoso, e si paga solo una volta: confrontare con PRS, in Gran Bretagna (costo: 10 sterline), Sacem in Francia (119 euro), Sgae in Spagna (15 euro).
Festa dei pirati Sabato 28 Marzo - Teatro delle Arti Piazza Giovanni da Triora, Garbatella, Roma Dibattiti, presentazioni, spettacoli, corsi pratici. Per impare gioiosamente a costruire una rete libera.
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Da un po' di tempo a questa parte Youtube sta censurando tutti i video che contengono musica protetta da copyright. La discussione in rete è scoppiata da un pezzo, dato che non stiamo parlando di videoclip ma, come è successo a me un po' di tempo fa, del video di una scampagnata di un gruppo di amici con Jammin' di Bob Marley in sottofondo che viene oscurato completamente, oppure un video ironico di mia moglie che stira a cui è stata tolta la musica (vedi qui). Insomma, un barzelletta. Come se si potesse parlare di sfruttamento commerciale di un brano musicale in un video visto a dir tanto da qualche migliaio di persone (con buona pace della teoria della Coda Lunga). Quello che stupisce in tutto ciò non è tanto il comportamento abbastanza comprensibile di Youtube che, alla fin fine, non fa altro che togliersi una rogna, ma l'assurda miopia delle major che continuano la loro lotta contro i mulini a vento. Davvero non riesco a capire questa ottusa difesa ad oltranza del privilegio, questo voler a tutti i costi pensare di andare contro un fiume in piena inarrestabile. Quelli che si definircono discografici continuano a voler difendere un mercato che non esiste più, gestito quasi sempre da manager improvvisati e cialtroni. Il bello è che sono convinti di poter nascondere la loro totale inadeguatezza. Sono sempre più convinto che la lotta per il diritto d'autore, il vero diritto d'autore, sarà la sfida legale dei prossimi anni. Una sfida persa in partenza da chi si ostina a conservare una serie di privilegi anacronistici e privi di ogni senso della realtà (un buon punto di partenza per approfondire l'argomento potrebbe essere questo). In un'ottica globlae poi il discorso è davvero ridicolo: ho appena caricato un video di una vecchia partita di pallavolo del Charro Padova (qui il tabellino) su Youtube che, prontamente, mi ha bloccato l'audio perché non sono proprietario dei diritti. Il video censurato lo trovate qui. Allora ho pensato bene di caricare lo stesso video su Facebook, ma avrei potuto farlo su altre cento piattaforme. Per vederlo basta cliccare qui.
Prima o poi doveva succedere: Prince si è definitivamente rincoglionito. Il perchè lo trovate qui. Velocissimo riassunto della notizia: Prince ha chiesto di ritirare tutte le sue immagini non autorizzate che circolano in Internet. Altrimenti scatta la denuncia. Sapete cosa vi dico? Posto immediatamente una foto di Prince non autorizzata nella speranza di essere il primo denunciato in Italia: magari è la volta buona che divento famoso. Comunque, se devo essere sincero, per noi malati del Willy Wonka del funky non cambia nulla: continueremo ad adorarlo lo stesso. Prince è una malattia, non si può fare nulla. Chi ha avuto la fortuna di vedere un suo concerto sa di cosa sto parlando.