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giovedì, luglio 03, 2008

Il caso Betancourt e il peso delle notizie

Ieri sera, quando ho sentito della liberazione di Ingrid Betancourt, ho provato un grande senso di sollievo per lei e per i suoi familiari. Credo che abbia vissuto una delle peggiori esperienze che possano capitare ad una persona e, per fortuna, ora quest'incubo si è concluso. Sono però rimasto perplesso di fronte al peso che la notizia ha avuto sulla maggior parte dei quotidiani, nei notiziari e in rete. Un peso eccessivo, a mio modo di vedere, e con questo non voglio dire che non mi rendo conto dell'importanza della notizia in sé. Anche perché da nessuna parte è stato spiegato niente, tutti a riportare la notizia nello stesso identico modo, senza un minimo di approfondimento, senza un minimo di spiegazione.
Questa sensazione di notizie dai pesi sfasati ultimamente mi colpisce sempre più spesso mentre leggo i giornali o guardo i tg. Forse sono io che non mi rendo conto del peso reale delle notizie. Forse le cose che ritengo più importanti in realtà non lo sono. Fatto sta che mi sento sempre più disinformato e la cosa mi da un po' di fastidio. Ma mi da molto fastidio anche quest'aria condizionata sparata a mille che mi tortura le cervicali. Certo, nel giro di un paio di mesi l'aria condizionata sparirà, quest'informazione un tanto al chilo forse no.

martedì, marzo 04, 2008

La Grande Muraglia della censura

Le prime avvisaglie c'erano state alle Olimpiadi Invernali di Torino, ma ora a Pechino il tutto è diventato ufficiale: divieto assoluto per tutti i tesserati e gli accreditati al villaggio olimpico di parlare di Olimpiadi. Sembrerebbe una barzelletta ma, putroppo, non lo è. Ecco cosa non si può fare né dire (cito paro paro da Repubblica.it): No alle interviste o alle storie su persone accreditate. No alla divulgazione di informazioni confidenziali o private su terzi, con un ovvio riferimento alla sicurezza dei Giochi. No ai diari scorretti o di cattivo gusto [e chi lo stabilisce il limite del cattivo gusto, i cinesi?!?!?!?!]. Non è permesso divulgare suoni, immagini in movimento, sequenze di fotografie di qualsiasi evento olimpico. [...] ma il divieto si estende alle cerimonie di apertura e chiusura, alle premiazioni e a qualsiasi evento nelle zone a cui si accede con l'accredito o il biglietto d'ingresso. Siti d'allenamento, villaggio e centro stampa compresi. [...] Le immagini da fermo si potranno inserire, solo se non riguarderanno gare, cerimonie o premiazioni.
Sono fiducioso che la potenza dell'informazione libera riesca a scardinare questa norma assurda e anacronistica: già nel terzo secolo l'imperatore Qin Shi Huangdi tentò inutilmente di bloccare le invasioni dei barbari costruendo la Grande Muraglia. Ora si cerca di costruire un'altra Grande Muraglia ma sono sicuro che, anche questa volta, i barbari riusiranno a passare.

mercoledì, dicembre 05, 2007

Aldo Bianzino: mi si gela il sangue nelle vene

Leggo sul blog di Marco Lupoi una notizia che mi ha letteralmente gelato il sangue nelle vene. Quando mi trovo di fronte a cose del genere mi viene la nausea, resto senza fiato. Non ho neanche più la forza di gridare di rabbia: mi sento umiliato come cittadino, come persona, come essere umano. Lupoi parla della cosa dopo aver visto un'intervista a Le Invasioni Barbariche venerdì sera. Del fatto si era occupato anche Beppe Grillo. Se ne parla anche nei blog. Insomma, se ne parla dappertutto tranne che nei giornali. Evidentemente i nostri giornalisti sono troppo occupati ad intervistare i figli dei nostri politici. Qui sotto trovate gli estratti del blog di Lupoi che riassumono il fatto.

"[...] E' la storia di Roberta, una bella donna con il volto segnato dalla vita, che viene in TV a raccontare una vicenda che non sfigurerebbe nel Cile di Pinochet o nella Spagna franchista. Una mattina, lei e il suo compagno, Aldo Bianzino (ricordatevi questo nome, annotatelo su un foglietto) vengono presi dalla loro casa, nella compagna umbra, dove vivono incensurati, prelevati dalla polizia, e portati al carcere di Capanne. Lasciano a casa il figlio quattordicenne e la madre novantenne di lei. Vengono separati, si salutano senza sapere che è un addio. Quando Roberta viene rilasciata, chiede quando può vedere il compagno, e gli dicono "Forse martedì, dopo l'autopsia". Così, viene a sapere della morte di Aldo, morte "inspiegabile", dato che era in isolamento, ma che dall'autopsia sembra essere una morte per percosse. Ammazzato di botte, quindi, anche se tutti hanno una paura maledetta a dirlo e ad additare le forze dell'ordine per quello che appare come un omicidio crudele, insensato, assurdo.
La colpa per cui una coppia di genitori incensurati viene portata (e lasciata a morire) in carcere è per la presenza di alcune piantine di marijuana nel giardino di Aldo.
Quando la Bignardi ripete questo punto, questa assurdità che fa a pugni con la logica, con il senso comune, con la giustizia, mia nipote di sei anni chiede "Che cosa sono le piantine?".
E io cerco di spiegarle che ci sono piante che è illegale coltivare, ma mi fermo subito, perché è un concetto così assurdo che non so da che parte iniziare. Rischio di sentirmi dire "allora perché è legale l'uva, da cui si distilla il vino, o il luppolo, o..."
Ma non voglio andare in questa direzione, non voglio fare un post antiproibizionista, perché non ritengo di essere tale, non nell'accezione comune del termine. Voglio fare un post di giustizia, di informazione. Perché la cosa agghiacciante non è che Aldo sia morto, forse ammazzato con un cane in un carcere tra le montagne apparentemente tranquille dell'Umbria. La cosa agghiacciante è che NESSUN MEZZO DI INFORMAZIONE "MAINSTREAM" sta parlando di questa storia. Se non avessi per caso visto la Bignardi, non ne saprei nulla. Se fate una ricerca in Google, non troverete nulla. Solo alcuni blog, il sito di Grillo, quello del Manifesto. Il tema è troppo scottante, troppo controverso, per un'informazione che davanti a un tema scomodo come l'antiproibizionismo ha troppa paura di prendere anche solo minimamente posizione.
Quindi prendete il nome di Aldo, andate a leggere qualcosa di lui. Dal servizio de LA 7 sembrava un uomo mite, dallo sguardo docile, un falegname, un settentrionale emigrato in Umbria per pace e per lavoro, che è andato in carcere con le infradito, tanto era convinto di non avere fatto nulla e di poter uscire lo stesso giorno.
E invece, nel paese che mette ai domiciliari l'assassino di quattro giovani, e che scarcera dopo due giorni un padre che ha ucciso il figlio di cui non accettava l'omosessualità, per quattro piantine vieni messo in carcere, e ne esci in tempo per la tua autopsia.
Non so a voi, ma sono queste le storia che mi fanno gridare di rabbia".

Non so davvero cosa dire, se non che l'Italia sta diventando sempre di più un paese di merda.

Lo stato del giornalismo in Italia: il dramma continua

Sono davvero affranto. Riporto un boxino a pag. 13 del Corriere di oggi:

Da piccola cantava «l'Unità il giornale di papà», ora è cresciuta, ha vent'anni e un cognome ancora più ingombrante, Martina Veltroni, assistente alla regia («Mio padre non l'ha presa bene, poi mi ha capita»), si confessa per la prima volta in un'intervista a Vanity Fair, nella quale racconta di aver visto «La Battaglia di Algeri» a 7 anni («A casa si respirava più cinema che politica»), di aver occupato il liceo Tasso contro il governo Berlusconi e di sognare un futuro nel cinema a New York. Martina ha un metodo per difendersi dall'accusa di essere raccomandata: «Lavoro il doppio degli altri».

Io sono letteralmente allibito: qualcuno mi può spiegare di cosa stiamo parlando?!?!?!?!

giovedì, novembre 15, 2007

Sullo stato del giornalismo in Italia

A pag. 25 di Repubblica di oggi c'è questo articolo: Bullismo e bravate, in diretta la generazione Youtube - Migliaia ogni giorno così la videoviolenza conquista internet. Tutto parte da un'altra notizia, quella di un gruppo di ragazzini che ha ripreso e messo online l'incidente in cui è stata uccisa una loro amica (la notizia è qui). Ora al di là del merito della notizia, mi lascia sempre esterrefatto vedere giornalisti che parlano di cose che ignorano in maniera pressocchè totale. Trovate una riflessione molto più approfondita nel blog di Marco Montemagno, più precisamente qui. Inutile dire che sono d'accordissimo con Marco. Il giornalismo italiano è un malato grave, c'è poco da fare. Il sospetto è che i diretti interessati non se ne rendano minimamente conto. Internet è vissuta quasi come un peso, come un qualcosa che bisogna fare turandosi il naso. E intanto i nostri giornalisti ci dicono con molta serenità che l'Italia è stata esclusa dal concorso Android di Google perchè ritenuta non idonea, così come Cuba, l'Iran, la Syria, ecc. Ecco le restizioni previste dal regolamente (trovate tutto spiegato molto meglio cliccando qui):

- niente premi in denaro
- alla premiazione deve essere presente un notaio o il responsabile per la tutela del consumatore della locale camera di commercio
- i premi non riscossi devono essere devoluti a organizzazioni non di lucro, già indicate nel regolamento
- bisogna chiedere l’autorizzazione al Ministero dell’economia
- Google dovrebbe versare a garanzia 10milioni di dollari nelle tasche dello Stato italiano, sebbene sia altamente improbabile che i premi siano tutti assegnati nel belpaese

Una notizia del genere passa inosservata, l'importante è dare risalto a notizie che fanno più sensazione, magari aggiustandole un po' perchp risultino più avvincenti. I giornali ormai non bisogna farli, bisogna venderli, e allora va bene tutto. Una volta si diceva sbatti il mostro in prima pagina: magari fosse così semplice, ora non basta più neanche quello. Internet salverà il mondo dell'informazione? Non lo so, anzi, non credo, ma sicuramente riesce a dare un po' di fastidio e questo è già qualcosa.

domenica, maggio 20, 2007

Blogosfera e pluralità di informazione

La notizia del video scandalo girato dalla bbc ha fatto il giro del web: del resto basta che Grillo parli di una cosa e subito tutti ne parlano (qui, qui e qui, ad esempio). Peccato che tutti si limitino a ripetere come capre, senza però approfondire la notizia come si deve (ed ecco che emerge il limite enorme della blogosfera, anche se in alcuni casi si dovrebbe parlare di malafede): da quanto ne so io (ma magari mi sbaglio) soltanto il Corriere ha dato voce alla smentita (più che legittima e, soprattutto, molto ben argomentata) fatta dall'Avvenire (per la cronaca, la trovate qui). Ora io non so chi abbia ragione, ma il punto è che mi sembra ridicolo vedere i blogger che si fanno i pompini a vicenda decantando la loro presunta libertà di indformazione e il loro punto di vista altro rispetto ai media tradizionali, se poi alla fine vanno a commettere gli stessi errori di cui accusano la stampa.
Io non so chi abbia ragione, probabilmente una parte di verità c'è da entrambi gli schieramenti, però stupisce vedere che in rete sta sparendo sempre di più il concetto di criticità, il vaglio critico delle fonti, l'adesione consapevole ad una scuola di pensiero. Internet non può e non deve essere terreno di prese di posizione incondizionate, e no va a finire che quel minimo di verità alla nostra portata sparisce per sempre. E ci tengo a sottolineare che la mia non vuole essere una difesa di nessuno, ma soltanto un j'accuse contro l'ignoranza cosa che, da sempre, non sono mai riuscito a sopportare. Ora voglio proprio vedere se la blogosfera, dopo aver ampiamente pubblicizzato e diffuso notizie false e tendenziose, farà retromarcia di fronte ad una smentita tanto evidente. Di solito di questo comportamento vengono accusati i media tradizionali, ma l'impressione è che anche la blogosfera stia diventando un media istituzionale...