mercoledì, aprile 22, 2009

Del perché adoro i fumetti e non sopporto l'espressione "graphic novel"

Ecco un ottimo articolo di Andrea Plazzi che spiega molto meglio di quanto avrei saputo fare io perché adoro i fumetti, mentre non sopporto l'espressione graphic novel.

Il Fantasma del fumetto, di Andrea Plazzi.

Un fantasma si aggira per gli scaffali delle librerie di tutto il mondo, e persino di quelle italiane. Si chiama “graphic novel” e tradotto alla lettera suona malissimo: “romanzo grafico”. È un termine ormai di largo uso anche nel nostro paese, e non è sempre chiaro cosa indichi e di che cosa sia il fantasma. Forse di un imbarazzo persistente nei confronti del fumetto?

[continua a leggere l'articolo nel blog di Andrea Plazzi]

3 commenti:

Il Guru ha detto...

ormai devono "elevare" tutto .. .lasciamo ai fumetti lo spazio che gli appartiene!

Giacomo Brunoro ha detto...

Già, adesso addirittura i camerieri si dovranno chiamare "conviver"... roba da barzelletta!

http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=55133&sez=LEALTRE

p!o ha detto...

Mi ha sempre fatto ridere questo dibattito assurdo.

Ricordo discussioni infitnite su Comicus con toni da Jihad. XD

Il problema di fondo non è tanto l'utilizzo dell'espressione "graphic novel", ma il conoscerne realmente il significato: conoscere la distinzione che esiste - perché esiste - tra comic book e graphic novel.

E qui sono completamente d'accordo con Gipi, che ha sviscerato la differenza all'inizio della sua intervista barbarica.

O ancora meglio con Jeff Smith, che diceva: "[...]'graphic novel'... I don't like that name. It's trying too hard. It is a comic book. But there is a difference. And the difference is, a graphic novel is a novel in the sense that there is a beginning, a middle and an end." E' un dato di fatto però che l'uso del termine "graphic novel" sia stato utilizzato anche a casaccio, magari per definire cicli narrativi di fumetti seriali raccolti in volume (l'espressione corretta, in questi casi, è invece "trade paperback" o "TP" come scrivono i fighi. O i pigri. )