giovedì, settembre 11, 2008

Fermento intorno al Catalogo Ikea 2009, ovvero: per un'esegesi consapevole delle Sacre Scritture di questo inizio di secolo

Credo che il catalogo Ikea sia il libro più letto al mondo ogni anno e sto notando molto fermento intorno all'edizione 2009. Sono convinto che a tutt'oggi l'importanza culturale di questa nuova Bibbia sia molto sottovalutata, e per questo motivo vorrei tentare di spingere la riflessione un po' più in là. Potremmo definire il Catalogo Ikea come le Sacre Scritture di questo inizio di secolo: sempre uguale a se stesso eppure sempre diverso, passa ciclicamente per le mani di diverse centinaia di milioni di persone (superiamo il miliardo? probabilmente si) influenzando su più livelli il nostro gusto estetico, il nostro vivere pratico, il nostro modo di guardare e di considerare gli spazi che abitiamo, la nostra percezione del tempo che consumiamo.
Ecco perché mi piacerebbe affrontare un'esegesi seria e profonda del Calendario Ikea, evitando i soliti luoghi comuni sul consumismo o, peggio ancora, sul piccolo negozio sotto casa che per colpa dell'Ikea non esiste più. Sto parlando di una riflessione culturale nel senso più stretto del termine, in grado di analizzare nel profondo questo splendido monstrum per poterci raccontare qualcosa di più su noi stessi.

8 commenti:

Alessandro ha detto...

l'estetica (come disciplina filosofica, intendo) degli anni 2000 dovrebbe studiare il catalogo ikea. e magari risolvere il mistero per il quale su dieci cose belle a catalogo, la realtà materica di 9 delude... però c'è chi le compra lo stesso.

Francesca ha detto...

Mi consegnano il Nuovo Catalogo Ikea 2009 all'ingresso della metropolitana. Mi hanno letto nel pensiero: cambio casa, i soldi sono pochi e 30 metri quadri vanno sistemati comunque. E allora il percorso S.Agostino-Cimiano diventa un workshop intensivo di interior design e con una matita metto segni ovunque. Bicchieri, mensole, armadi, tavoli, posate, pentole, appendiabiti...E penso a che mondo migliore sarebbe se anche a Milano ci potessimo costruire anche le case di legno Ikea, quei cubi di pace ed ecologia in legno chiaro. Penso che voglio essere svedese, che manderò il curriculum all'Ikea, e che tutto quello che ho segnato sul Nuovo Catalogo non ci starà mai nei miei metri quadri milanesi.

IO ha detto...

mandare il cv all'ikea? io ho diversi amici/he che ci hanno lavorato, e devo dire che sono rimasti delusi dall'ambiente e dal trattamento professionale ed economico. Quindi prima di andare ti consiglio di valutare bene le cose. Ti porto un esempio di una persona assunta per fare interior design a cui è stato detto al colloquio che avrebbe fatto 6 ore di progettazione e 2 di supervisione e che alla fine faceva 8 ore di montaggio mobili. E sul trattamento economico parla di reddito totale annuo, e non fare l'ingenua che dice: voglio prendere xxx al mese e che poi si trova quello stipendio ma lordo.
E occhio al rinnovo del contratto del commercio sulla distribuzione, le domeniche lavorative in contratto e la malattia declassata come indennità nei primi giorni... insomma se hai già un lavoro lascia stare! per il resto l'ikea ricalca la nostra società attuale: in crisi, che cerca di spendere poco, che cerca un prodotto di design accattivante (perchè alcune cose lo sono... ovviamente sono scopiazzate da designer ben più famosi) ma che non si può permettere IL prodotto di design di alta qualità.
Io ho mobili ikea a casa, e mobili di altre marche (alcuni mobilifici veneti meno conosciuti) e ti assicuro che la differenza di qualità si vede e salta subito all'occhio. Li ho pagati comunque di più ovviamente.
Per chi fosse interessato su questo sito http://www.isezionati.altervista.org/
c'è un fumetto di un bravo autore, francesco cattani, che ha raccontato la sua esperienza di lavoro all'ikea di bologna. il fumetto di chiama occhi vuoti e si trova nella sezione lavori.

Giacomo Brunoro ha detto...

@IO
Un momento, distinguiamo. Sicuramente quello che dici è vero in grandissima parte e anche condivisibile, ma qui il punto è un altro.
Se tu guardi le Piramidi non ti preoccupi per quelle migliaia di poveretti che sono stati sfruttati e uccisi per costruirle, idem per Notre Dame a Parigi o per la Grande Muraglia in Cina. Stiamo parlando di simboli che vanno al di là del semplice aspetto umano, oserei dire che trascendono.
Poi è logico che se sei dall'altra parte bisogna fare i conti con tutte queste problematiche, ma il punto del mio discorso è un altro. E' il catalogo Ikea come portatore di verità, come testo fondamentale che unisce centinaia di milioni di persone in tutto il mondo, con una forza perfino superiore alle sacre scritture. Un testo che è totalmente, assolutamnte trasversale. Credo che non si sia mai verificata una cosa del genere nella storia dell'umanità.
Insomma, di tratta di un piano altro su cui impostare il discorso.

IO ha detto...

ah ok, se fosse un tema di italiano troverei scritto in rosso: sei andato fuori tema :)
in realtà non credo si possa fare un parallelo con le sacre scritture, o definirlo portatore di verità, ma al massimo è un "risolutore di esigenze arredative". poi che unisca milioni di persone è vero, è cmq la più grossa multinazionale di arredamento che ha un magazzino anche in israele (e non è che ce ne siano molte altre aziende occidentali ad averlo). Ma dargli una connotazione mistica mi sembra un'esagerazione.. allora diamola anche alla coca cola come nuovo sangue di cristo visto che si trova in tutto il mondo e le bottiglie sono uguali da cinquant'anni...

Giacomo Brunoro ha detto...

La Coca Cola ha avuto un ruolo fondamentale nel '900 (pensiamo soltanto all'invenzione di Babbo Natale...), ma era un qualcosa di diverso. L'impatto sulla vita delle persone era molto minore di quello dell'Ikea, sia a livello pratico che a livello puramente speculativo. Forse qualcosa di simile all'Ikea si è avuto con le prime auto prodotte dalle catene di montaggio, ma anche in quel caso bisognerebbe fare dei distinguo ben precisi.
Credo che si tratti di una rivoluzione importante, che davvero trova pochi paragoni se non con le grandi religioni (a cui comunque è sempre mancato l'aspetto della contemporaneità).
Ripeto, c'è bisogno di una riflessione profonda e, sinceramente, non credo nemmeno di essere in grado di farla in maniera esauriente.

p!o ha detto...

ehm ehm

...per la precisione, e soprattutto perché a suo tempo c'ero cascato anch'io.

PS fanculo i negozietti, l'Ikea rulez. >_<

Giacomo Brunoro ha detto...

@Pio
si ok, lo so anch'io che Babbo Natale non l'ha inventato la Coca Cola, ma a livello di immaginario collettivo e di diffusione mondiale l'ha inventato la Coca Cola...