mercoledì, ottobre 31, 2007

"Io vado. Da che parte ela l'Italia?"

Non mi ricordo neanche quand'è stata l'ultima volta che ho guardato la tv per più di due ore senza mai cambiare canale, e l'assenza di pubblicità non c'entra niente. Inutile aggiungere una sola parola a quelle dette iere sera da Paolini: una serie di emozioni che ti entrano dentro alla pancia e poi sù, fino al cervello, lasciandoti senza fiato, muto, impotentente di fronte alla stupidità e al non senso della Storia, di questa Storia che noi uomini ci siamo costruiti.


***Aggiornamento delloe 12.00: Il Sergente ieri ha fatto il 5,70% di share per 1milione e 232mila spettatori. Per La7 è un risultato clamoroso: insomma, per l'Italia c'è ancora speranza!

8 commenti:

Guba ha detto...

Sono passati piu' di 10 anni da quel 9 ottobre 1997 quando in un normale zapping Paolini mi ha "incollato" con il suo Vajont. Ieri sera non era durante uno zapping, ho proprio acceso la TV su quel canale. Ed ecco che la magia si e' ripetuta....

Alessandro ha detto...

tutto vero. spettacolo meraviglioso (con una scelta veramente lungimirante dell'emittente di non inserire pubblicità). L'unica cosa: peccto che marco calchi un po'' la mano sul fronte dialettale, quando parla del suo viaggio. a mio modo di vedere questo limita un po' il suo exploit su tutto il territorio italiano.
comunque, la marghe, toscana quasi naturalizzata veneta, spenta la tv,dopo la buonanotte, appoggiata al cuscino con la luce spenta mi fa: ale, continuo a vedere la faccia di paolini...

Marco (Cammelli) ha detto...

Ale, Paolini E' il dialetto veneto non lo attenuerà mai...
L'exploit lo limitano le trasmissioni, tutte uguali, sulla fuffa del nostro paese.
Dire che è stato emozionante è molto poco per ieri sera. Grazie DOC della segnalazione. E grazie la7!

Massimo ha detto...

io non l'avevo mai visto, e devo ringraziarti per la segnalazione. Davvero molto emozionante!

giacomo ha detto...

Quella del dialetto l'ho pensata anch'io inizialmente, ma le storie che racconta Paolini sono così radicate nel territorio che non possono essere dette in altro modo. Succede lo stesso con tanti altri autori: vi immaginate un Meneghello che scrive Libera Nos A Malo in italiano? impossibile... Un Totò che parla senza accento Napoletano? altrettanto impossibile. Certo, resta uno scoglio per i non dialettofoni, ma aumenta anche il fascino di una narrazione che ti sorprende sempre. Poi, per noi veneti, credo sia proprio il massimo!

Flavio ha detto...

La parte dialettale è fondamentale per aumentare il realismo della storia narrata da quel GRANDISSIMO personaggio/attore/uomo che è Paolini. Un momento di Tv veramente alto...

Alessandro ha detto...

due appunti. il primo è un grazie per avermi dato il dato auditel che avevo inutilmente cercato anch'io.
il secondo: ovvio che la mia era una considerazione a caldo e non voleva essere una critica.io dico: calca la mano quando parla del suo viaggio.mi pare ovvio che raccontare la storia del sergente da quei dialetti non potesse prescindere; probabilmente l'uso rispetto al suo viaggio è sensato (se pensato all'interno dello spettacolo) quale preparazione all'atmosfera di una storia in cui parlano persone che l'unico rapporto con l'italiano ce l'avevano avuto con la cartolina di precetto, e quindi quale climax introduttivo ne giustifico in ogni caso la funzione.
dico solo che questo purtroppo impedisce una comprensione ed un successo mondiale (che credo meriti) dell'opera artistica di paolini. tutto qui. è un po' come dire: sai quanti telefonini venderebbe la apple se ne facesse uno come sa fare lei? (giusto per dare un esempio stupido, ecco)

giacomo ha detto...

si, sono d'accordo, il dialetto anche se perfettamente funzionale ed insostituibile impedisce una comprensione universale dell'opera di Paolini. Del resto è inevitabile che sia così, pensa a quanti artisti non possiamo comprendere proprio per lo scoglio linguistico (leggere uno scrittore in traduzione ad esempio non è la stessa cosa che leggerlo in originale). Proprio per questo credo che Paolini rappresenti un particolarismo talmente forte da diventare universale: lui parte dalla sua (la nostra) terra, da quello che ha visto, respirato, toccato, per trasformarlo in qualcosa di veramente universale. per esempio, nel sergente, è incredibile come Paolini riesca a trasmettere l'incredibile umanità del popolo russo (e la totale disumanità della guerra) con parole semplici, dirette, in dialetto. E poi, parliamoci chiaro: come si fa a tradurre "mona"? in un contesto del genere è l'unica parola possibile che può uscire dalla bocca del protagonista, è assolutamente intraducibile, perfetta. E pensa un po' alle bestemmie che devono essere volate in terra di Russia...