giovedì, giugno 28, 2007
Ma quanto torno a Padova...*
tutti posti che me ga incantà...
Ma na spina mi go sempre in core,
quando sò che son lontan da qua...
ogni sera vardo e fisso el cieo
ea luna me soride
ma mi nol par gnanca tanto beo
perchè nol somigia a questo qua
... ma quando torno a Padova,
me sento a casa mia,
No go mainconia,
e tutto me va ben...
Camino soto i porteghi,
de cuà e deà me incanto,
e cupoe del Santo,
fa ciaro a sta sità...
Ritrovo tutti i popoi,
davanti a sta basiica
chi che ga visto Padova
no poe scordarla più...
Tuto el mondo i dise el xe eo stesso
rente i monti come rente el mar
ma tanto na volta come adesso
co so via mi vojo ritornar
serco dapartuto el to viseto
serco e to caresse dee to man
questo xe un amore benedeto
perchè el xe un amore padovan
... ma quando torno a Padova,
me sento a casa mia,
No go mainconia,
e tutto me va ben...
Camino soto i porteghi,
de cuà e deà me incanto,
e cupoe del Santo,
fa ciaro a sta sità...
Ritrovo tutti i popoi,
davanti a sta basiica
chi che ga visto Padova
no poe scordarla più...
*Non so cosa significhi tutto ciò. Forse è tutta colpa dei litri di spritz bevuti questa sera al Portello, più il gran finale di una terrificante pizza tonnocipolle alla "Pizzeria al Porteo" (naturalmente con birramedialemoncellocaffè). Buonanotte...
Jerry Calà, parole in libertà
È normale che un ragazzo sappia a memoria Io vagabondo dei Nomadi o Ho in mente te dell'Equipe '84? No che non è normale! Quando mio padre mi proponeva Claudio Villa lo mandavo a quel paese, e invece i giovani oggi mi dicono Jerry, sei il nostro maestro... Segno che forse, anche se leggeri, i miei file fotografavano il Paese. Tipo Il ragazzo del Pony Express e il lavoro precario... [...] Gli anni '80 li ricordo con allegria. Però quello che invidio a quegli anni lì è che si facevano i film senza stare a pensare sarà giusto, sarà politically correct, sarà qua sarà là: si facevano e basta, senza menate. Oggi anche chi fa due scene cerca il senso profondo... ma ragazzi, i geni tipo Einstein se la possono tirare, noi stiamo calmi [...] Per Professione Vacanza ho chiamato Berlusconi, gli ho detto "Silvio, ho un titolo in mente", lui mi ha detto "Ok, sei puntate! Ciaoooo!" Così, capito? Adesso parlare con un produttore è come chiamare il papa...
mercoledì, giugno 27, 2007
Tf1 paga i blogger
La rete privata francese ha inaugurato una nuova strategia per attrarre il pubblico dai 15 ai 24 anni e questa strategia passa dal web. Dopo aver acquistato Overblog, e averlo inserito nel portafoglio di Tf1 Pubblicité, Tf1 ha deciso di incentivare i suoi blogger pagandoli con i proventi degli introiti pubblicitari. Una sorta di diritto d'autore, remunerato tra i 10 e i 1.500 euro al mese, a seconda della popolarità di un blog. Al momento, del 26mila blogger di Overblog, circa 2mila sono sotto contratto. Tf1 partecipa oggi al 26% del sito, ma conta di arrivare al 35%. All'epoca dell'acquisizione Overblog valeva 10 milioni di euro, e conta circa 4,8 milioni di visitatori al mese.
Interessante, non trovate?
Ancora su Meneghello (grazie a Marco Paolini)
«Si comincia con un gran vento stamattina che spazza la pianura e mitiga il caldo. Poi una telefonata. Luigi Meneghello è stato.
Ci ha regalato la nostra lingua, sembra un gioco di parole, ma per me è stato così. Senza i suoi libri non avrei mai immaginato di poter parlare come oggi faccio a teatro, sarei rimasto un attore, avrei recitato delle parti senza mai provare a inventare. E’ la musica del dialetto che mi ha dato lo spunto, sono le parole-cose che mi hanno guidato.
Oggi vorrei tenere per me la commozione per un amico che muore, ma sarei egoista.
Morendo una lingua non muore solo un modo di chiamare le cose, muoiono le cose. Così scriveva nel suo libro più famoso, ma senza persone che raccolgono con pazienza e divertimento povere parole e raccontano (bene) piccole cose, la lingua, il dialetto da solo non basta e non salva.
Serve cultura, passione, coscienza del valore delle parole e delle cose; serve accorgersi del momento in cui finiscono, in cui si perdono. Per questo sono preziosi “Libera nos a Malo”, “Piccoli maestri” e il resto, perché uno ci trova qualcosa di suo anche se è cresciuto a Terni, a Barletta.
Il valore di Luigi Meneghello è sicuramente meno chiaro oggi nel Veneto che altrove; la sua storia è un’esperienza che attraversa l’Europa raccontando di un’Italia preziosa non solo per chi vuole ricordare ma anche per chi oggi vuole ricostruire legami, identità, cittadinanza prima dell’appartenenza a una parte.
Luigi Meneghello è stato un uomo del Nord Italia che ha usato la sua lingua per farsi capire, mai per escludere. E’ stato sempre un vicentino di paese, ma anche un partigiano d’Altipiano, un italiano all’estero stimato nella sua università e non solo. E’ stato negli ultimi (duri) anni il vedovo della Kate, donna eccezionale non solo perché sopravvissuta ai lager nazisti, ma per la sua discreta e autorevole condivisione del lavoro dello scrittore.
Abbiamo tutti, dalla scomparsa di lei, provato ad alleviare la sua solitudine, lui compreso, mantenendo fino all’ultimo una vita intensa ed aperta.
In questo momento sento che a loro, a tutti e due, dobbiamo dire grazie e addio, con la stessa leggerezza, senza retorica.
Prendete la vostra copia di un libro di Meneghello e poi firmate voi una dedica (A Gigi e a Kate) sulla pagina con il titolo.
Se invece non lo avete mai letto prima, fatevi scuotere dall’inevitabile clamore dei giornali in questi giorni, dai coccodrilli dei ricordi di quanti, più autorevoli di me o più vicini a lui, o semplici lettori, vorranno testimoniare. Fatevi scuotere e cominciate un suo libro, il più famoso, così arriverete all’irresistibile pagina di “Libera nos a Malo” in cui un brombòlo (insetto mitologico dell’alto vicentino) scala un monumento usando i nomi dei caduti incisi nel marmo non come citazioni ma come appigli alle sue zampette.
Questo credo di aver imparato da Luigi Meneghello: la memoria è un muscolo da allenare con pazienza; richiede esercizio e pratica come la cura del corpo, ma non ci sono palestre a pagamento per questo, non si può affidarsi a qualcuno, tocca farlo da soli, giorno per giorno, serve tempo, non si paga niente, è gratis e forse per questo oggi vale poco. Fatelo, è un giorno buono per cominciare l’allenamento, approfittate della promozione, dell’offerta speciale di questo funerale, per lui che è stato, per esser noi più viventi ancora di quel che finora eravamo.
Lo scirocco scuote i balconi, s’infila dentro casa e fa sbattere le porte, è raro un vento così da noi, è cosa da mare.
Il sole splende, è un bel giorno per salutarsi.
Caro Gigi, domani sera andrò in un posto sotto l’Altipiano a tirar con la fionda a una vecchia lampadina Edison sopravvissuta al post moderno. Spero di avere ancora una buona mira».
Marco Paolini, 26 giugno 2007.
Un simpatico aggeggino

Volete prendervi un bell'amplificatore valvolare per iPod? Eccolo qui. Tirate fuori 549 euro e vi portate a casa il Roth Music Cocoon MC4. All'apparenza sembra un prodottino decisamente cazzuto, bisognerebbe vedere poi cosa succede quando fate partire le valvole. A leggere quanto c'è scritto su Gamma Delta (splendida rivista per maniaci di alta fedeltà audio et similia) il tutto dovrebbe suonare molto bene, naturalmente a patto che la musica dentro al vostro iPod sia compressa il meno possibile. E se lo dicono loro c'è da fidarsi.
martedì, giugno 26, 2007
Il paese dei cachi
Dieci chiude: tutti licenzia, cdr compreso
«Tutti licenziati per giusta causa»: i giornalisti del quotidiano sportivo Dieci hanno trovato un cartello davanti al portone d'ingresso della redazione in via Vitruvio e così hanno saputo di essere disoccupati. Una ventina di persone, compresi il direttore pro tempore Luca Pollini e i membri del cdr, che non possono essere licenziati in quanto godono dell'immunità sindacale. E oltre al danno si profila la beffa. Fabio Caso, amministratore delegato dell'Editoriale Dieci, avrebbe intenzione di chiedere un risarcimento danni per l'«inopportuna, illegittima e immotivata» decisione di scioperare presa dalla redazione contro il mancato pagamento degli stipendi.
Ma la testata potrebbe risorgere a breve, con lo stesso nome. Caso ha infatti dichiarato a Milano Finanza che, dopo aver avviato un'azione di responsabilità nei confronti dell'ex socio Alberto Donati cui contesta gravi responsabilità nella conduzione dell'azienda, rimetterà in piedi la redazione di Dieci affidando la direzione a Enrico Guadalupi, che vanta un passato a fianco del ct della nazionale Marcello Lippi. «Ripartiremo tra una ventina di giorni con il nuovo quotidiano e una redazione rinnovata» ha dichiarato Caso.
Fondata da Alberto Donati e Giangaetano Caso, la Società Editoriale Dieci aveva fatto uscire il primo numero del quotidiano il 10 marzo di quest'anno sotto la direzione di Ivan Zazzaroni, a capo di una redazione composta da circa trenta giornalisti. Il controllo di Editoriale Dieci è poi passato interamente alla famiglia Caso e il 21 maggio è stato nominato amministratore delegato Fabio Caso ed è stata affidata a Mauro Conta una presidenza di garanzia. Il mancato pagamento di numerosi stipendi ha portato però a una serie di scioperi e alle dimissioni di Zazzaroni, rassegnate l'11 giugno. A giugno il giornale è uscito quindi a singhiozzo fino allo sciopero a oltranza deciso dalla redazione la scorsa settimana. Ora è arrivata la decisione dell'editore di licenziare tutti i redattori, nonostante fosse previsto giusto per il 27 giugno l'insediamento del nuovo direttore.
«A seguito delle immotivate argomentazioni poste dal cdr - si legge sul cartello firmato da Conta - e della conseguente decisione di astenersi dall'attività lavorativa, l'editore ritiene che per i danni economici subiti dalle ripetute astensioni anche nei giorni 20, 21, 22, 23, 24, 25 giugno, si rende necessario procedere con il licenziamento per giusta causa di tutta la redazione editoriale di Dieci». «Si riserva altresì - prosegue la comunicazione dell'editore - di valutare la richiesta danni subita a causa della reiterata posizione assunta da tutta la redazione». A tutti i redattori è stata consegnata una lettera personale di licenziamento nella quale si fa riferimento all'«inopportuna, illegittima e immotivata» decisione di scioperare.
È morto Luigi Meneghello
«Ci sono due strati nella personalità di un uomo; sopra, le ferite superficiali, in italiano, in francese, in latino; sotto, le ferite antiche che rimarginandosi hanno fatto queste croste delle parole in dialetto. Quanto se ne tocca una si sente sprigionarsi una reazione a catena, che è difficile spiegare a chi non ha il dialetto. C’è un nòcciolo indistruttibile di materia apprehended, presa coi tralci prensili dei sensi; la parola del dialetto è sempre incavicchiata alla realtà, per la ragione che è la cosa stessa, appercepita prima che imparassimo a ragionare, e non più sfumata in seguito dato che ci hanno insegnato a ragionare in un’altra lingua. Questo vale sooprattutto per i nomi delle cose. Ma questo nòcciolo di materia primordiale (sia nei nomi che in ogni altra parola) contiene forze incontrollabili proprio perché esiste in una sfera pre-logica dove le associazioni sono libere e fondamentalmente folli. Il dialetto è dunque per certi versi realtà e per altri versi follia». (Luigi Meneghello, Libera Nos A Malo)
Pogo più incredibile della storia
Non c'entra niente con la musica (Joe Satriani a parte) ma ieri sera ho visto (putroppo) I Fantistici Quattro e Silver Surfer: la prima impressione è che siamo di fronte all'ennesima occasione sprecata, ma di questo ne voglio parlare con calma appena ho un attimo di tempo (cioè mai...).
venerdì, giugno 22, 2007
Vasco Rossi Live @ San Siro 21 giugno 2007
Ecco un piccolo medley del concerto di Vasco de 21 giugno a San Siro. Prendetelo per quello che è, ovvero una serie di macchie di colore in mezzo a tanto rumore che però possono rendere l'idea dell'aria che si respirava. Forse. Palco spettacolare (un'idiozia cominciare con la luce, ma in una città come Milano succede anche questo), del resto non è una novità per Vasco. Peccato per il suono: era un miracolo riuscire a sentire le chitarre di Solieri e Burns, le tastiere andavano e venivano, e anche la voce a tratti era impastata. Ma non credo che al popolo del Blasco la cosa importasse molto: San Siro è una cattedrale in cui si viene a cantare come dei pazzi, tutto il resto conta poco. Del resto il vero spettacolo è proprio il popolo di Vasco: un misto di fanatismo, amore, intelligenza, stupidità... e più in generale di tutto quello che di solito ti ritrovi tra lo stomaco e il cervello. Momento migliore dello show? Probabilmente una tiratissima Bollicine strumentale, cantata da tutti con Vasco che se la rideva, ma anche con Ciao si respirava un bel po' di elettricità nell'aria. Peccato per Vita Spericolata: Vasco non l'ha fatta. Tutto sommato se lo può permettere.
giovedì, giugno 21, 2007
Frangetta by Padova
Ieri si parlava della versione padovana di Frangetta che abbiamo mandato in onda in radio. Qui sopra il video: che ne dite? Tra l'altro le immagini sono tutte zappate dalla rete (spero che nessuno s'incazzi, visto che il tutto non ha scopo di lucro...) e tutte casuali. Ho avuto poco tempo e quindi non ho potuto fare le cose fatte come si deve. Di questi tempi bisogna un po' accontentarsi di quello che passa il convento. Comunque questa resta una versione assolutamente parziale di Padova, se ne potrebbero fare altre mille. Che dire di più, datevi da fare a scriverle, così ci si fa due risate.
mercoledì, giugno 20, 2007
Padova, Spritz e altre cose...

martedì, giugno 19, 2007
"Io non ho assolutamente sbagliato"
Uno su mille ce la fa (un libro da leggere...)

”A papà Arnold e mamma Sylvia, per avere cresciuto tre figli che non hanno mai toccato una droga, mai fumato una sigaretta, bevuto pochissimo, e si sono tutti laureati al college». La dedica della sua autobiografia (celebrata dall’inserto libri del New York Times) fa pensare a quella di un maestro di scuola o di un pianista, se non arrivasse l’incipit folgorante. «È quasi mezzogiorno e ho già fatto l’amore con 14 donne». Già perché Ron Jeremy (maestro e pianista mancato) è il più famoso attore porno contemporaneo, secondo nella classifica di tutti i tempi solo a John Holmes. Malgrado non sia né un giovanotto (54 anni) né un adone palestrato: basso, grasso, talmente peloso da essere soprannominato «porcospino». Direi che c'è ben poco da aggiungere. Aspetto con ansia che anche Roberto Malone pubblichi la sua autobiografia (tra l'altro trovo ridicolo che su Malone ci sia la voce nella wikipedia inglese e non in quella italiana...). Il resto dell'articolo comunque lo trovate qui (ringrazio Franz per la segnalazione).
lunedì, giugno 18, 2007
Quello che è successo giovedì
Ecco, questo video rende più o meno l'idea di cosa è stato l'Heineken Jammin Festival giovedì. Dopo gli Iron il diluvio, si diceva, ed è stato un vero peccato. Lo ripeto per l'ennesima, dispiace proprio per la sfiga colossale che si è abbattuta sul Parco San Giuliano. Comunque proprio con The Trooper il parco San Giuliano è letteralmente esploso. Inutile dire che, ancora una volta, gli Iron hanno dimostrato di essere una macchina da guerra. Mi dispiace non poter essere a Roma mercoledì per quello che probabilmente sarà uno dei migliori happening dell'anno.
Tutti a Waterlo
sabato, giugno 16, 2007
Cavoletti!
venerdì, giugno 15, 2007
"Giudici distratti, qualcuno paghi"
giovedì, giugno 14, 2007
Video clamoroso (roba da pogo...)
Oggi inizia l'Heineken Jammin Festival, se ne sta parlando pure troppo. Speriamo che il tempo tenga (almeno per oggi), dato che stasera sarà sotto il palco a pogare urlando The Trooper. Per quei pochi che non lo sapessero è la canzone trombettata con le mani dal genio qui sopra che, per la cronaca, è immediatamente diventato il mio nuovo idolo personale. Date un po' un'occhiata qui. C'è poco da fare, io questo tizio lo adoro. Roba che se stasera, al posto degli Iron, sale sul palco lui la gente va via di testa. Non ancora capito come sia possibile una cosa del genere, ma qui trovate il tutorial. Io non ce la faccio, devo postare anche il video di Take On Me degli A-Ha, è più forte di me. Sto male, voglio essere come lui.
mercoledì, giugno 13, 2007
7 in condotta

Si sa, da sempre chi sta ai piani alti riesce a reagire alle emergenze in unico modo: vietando. Nessuno ha mai risolto niente facendo così, ma tutti continuano a farlo. La nostra ministra Turco vuole vietare di fumare le sigarette anche nei cortili, per evitare che qualcuno fumi qualche sigaretta simpatica. Credo che la cosa di per sé sia anticostituzionale (se è legale per un maggiorenne fumare, non vedo perchè non possa farlo in un cortile di una scuola), ma soprattutto è una dichiarazione di sconfitta. Più interessante invece la proposta del ministro Fioroni (uno che, in quanto ad incompetenza, non è secondo a nessuno): ripristinare il 7 in condotta (con conseguente bocciatura). Devo dire che non mi sembra affatto una cattiva idea, anche perchè va benissimo fare i cazzoni a scuola, ma se non c'è un minimo scontro con l'autorità allora si scade nella deficienza pura. Faccio un esempio: quando facevo il cretino a scuola insieme ai miei compagni, sapevamo che non dovevamo farci beccare, o che comunque le nostre azioni avrebbero potuto avere delle reazioni ben precise. Ora senza questa consapevolezza, se si sa di essere impunibili (perchè di questo si tratta: impunibilità) allora sparisce il senso di tutto. Non c'è più intelligenza, non c'è più il gioco delle parti, resta solo la stupidità. Stupidità avallata spesso da una generazione di genitori tra le peggiori che si siano mai viste, e spesso anche dalle istituzioni, visto che il Tar ha da poco stabilito che il voto in condotta non è sufficiente per bocciare una persona. Certo, uno può tranquillamente pisciare in classe, magari sulla cattedra, l'importante è avere tutti 6 in pagella. Comunque su Corriere.it c'è un sondaggio proprio sul 7 in condotta: finora il 94,9% degli 11mila e passa votanti si è espresso a favore della bocciatura in caso di condotta disastrata. Ah, per la cronaca, io il 7 in condotta non l'ho mai avuto. Qualche 8 si, ma questa è un'altra storia...
martedì, giugno 12, 2007
Milena Vukotic non andava bene
Novità su Ultravoid più qualcos'altro
lunedì, giugno 11, 2007
Se vi pare che questo mondo sia brutto*
Ah, per la cronaca, Napoli è in festa per il ritorno in Serie A: tutti a cantare le lodi di questa splendida città, una città che merita una grande vetrina, se lo meritano tutti i napoletani... ci siamo già dimenticati delle tonnellate di rifiuti, della situazione ormai ingestibile della camorra, di uno stato di clamoroso degrado sociale. Ma l'importante è la Serie A, l'importante è continuare con i luoghi comuni, senza avere mai il coraggio di prendere posizioni precise e impopolari. E allora, se questa è la situazione generale, mi domando per quale motivo ci si stupisca ancora di leggere il tono delle intercettazioni di questo o di quel politico.
[*Philip Dick, Feltrinelli, 1999]
Riepilogo al volo
Qui sopra un mini video del Memorial Youri Sapega di sabato a Padova. Alla fine Biennale no, Memorial Sapega si. Trovate un report completo della manifestazione qui. Visto ieri sera Zodiac: non malaccio, ma un po' troppo lungo e, forse, si poteva fare qualcosa di più.
Mega articolone su Affari e Finanza di questa mattina su Myspace (trovate tutto qui, qui, qui e qui) e uno allucinante su Giulia Nattino (che ho scoperto oggi): sarò limitato io, ma a leggere certe cose mi viene l'orticaria. Su Repubblica due cose mi hanno fatto girare le balle: i soliti deficienti che pretendono (a suon di devastazioni) il treno gratis (e lo ottengono) e il Senatore Selva, che ha finto un malore per poter attraversare Roma blindata in autoambulanza (rischiava di far tardi in tv, poverino). Lati opposti dello schieramento, stessa deficienza. Due episodi che potrebbero sembrare molto distanti, ma che rappresentano in pieno questo paese di merda.
venerdì, giugno 08, 2007
Spritz a Venezia?

Domenica parte in pompa magna la 52esima Biennale di Venezia, che è già stata inaugurata da Rutelli (me lo immagino, mentre declama un grandioso «pliz, visit venis bat, pliz, visit te biennale!»). Ora io di arte non ci capisco un granchè, ma una bella intervista pubblicata sul Gazzettino di oggi a quel geniaccio di Philippe Daverio (è venerdì, si torna alla cronaca locale dai confini dell'Impero...) mi ha fatto venire una strana idea: si va a Venezia domani? sprizzetto in Campo Santa Margherita e poi alle 21.00 tutti a Campiello della Peschiera 4, Murano, dove al Berengo Studio si inaugura "13x17 www.padiglioneitalia". Tutto curato da Daverio: «Ci sono due modi di fare arte: lo studio, la ricerca e il dibattito estetico, e l'arte per Cartier o Chanel; a Venezia si è scelta la seconda strada Noi invece, con la nostra iniziativa, abbiamo scelto la prima, ridare dignità al lavoro intellettuale, al dibattito, all'approfondimento: 1500 artisti ci hanno inviato un loro ex voto, una piccola opera da 13 per 17 cm (ecco il titolo) contro la jella, o la sfiga, per dirla alla veneziana, e contro l'altro virus che sembra aver attaccato Venezia, i schei.».
È da un pezzo che manco da Venezia, questa potrebbe essere l'occasione per tornarci. E magari per perdersi ancora una volta in un Corte Sconta detta Arcana...
giovedì, giugno 07, 2007
Questa cosa non l'ha ancora fatta nessuno (e la facciamo noi)
mercoledì, giugno 06, 2007
Conto alla rovescia?

L'impressione è che a breve si torni a votare. Se così fosse, la sinistra italiana si può mettere l'anima in pace: ci vorranno almeno un milione di anni prima che torni al governo. Prevedo un futuro roseo per Casini. Certo, in questo Paese può succedere di tutto, quindi non si sa mai. Certo, la sensazione di nausea per questa gentaglia è sempre più forte. Se qualcuno mai si chiedesse perchè ho smesso di lavorare a dieci (me ne sono andato un paio di settimane fa) trova la risposta qui. Sulla situazione non esprimo le mie opinioni, non è proprio il caso. Stendiamo un velo pietoso invece sul discorso delle intercettazioni, anche perchè a dire sempre le stesse cose si rischia di essere decisamente repititivi. Meglio di parlare de La coda lunga: l'ho praticamente finito (divorato sarebbe il termine giusto). Da leggere, assolutamente. Qui trovate qualcos'altro su Chris Anderson, se per caso voleste approfondire la cosa. Io, nel mio piccolo, ne parlerò domenica mattina a Megajay con la Laura. Per il resto direi di far partire il conto alla rovesica che mi preme di più: giovedì a Mestre suonano gli Iron. E anche queste sono soddisfazioni.
martedì, giugno 05, 2007
Ci ha inculati per più di mezzo secolo, però...

...lo ha sempre fatto con gran classe. E allora, mentre sui giornali si parla tanto dei bisticci per l'eredità dell'Avvocato, ecco una serie di aneddoti tratti da Casa Agnelli, Storia e personaggi dell'ultima dinastia itlaliana (Marco Ferrante, Mondadori, pagg 250- euro 17,50). Sono tutti presi da Il Foglio di lunedì.
Una volta che il microfono s'era guastato, qualcuno lo avvertì che i presenti in sala non avevano capito neanche una parola e lui rispose: «Anche se non capiscono, sono d'accordo».
Naturalmente, in viaggio, niente bagaglio né portafogli o similia
«Andavo a Capri quando le contesse facevano le puttane. Ora che le puttane fanno le contesse non mi diverte più».
Agnelli si mise di traverso per impedire a De Benedetti di scalare la Societe Generale du Belgique, poi gli telefonò e gli disse: «Sono contento che lei non ce l'abbia fatta».
Una volta Edoardo, il figlio di Gianni poi suicida, venne chiamato al telefono dal padre. «Sbrigati a mangiare, vestiti, ti porto allo stadio». C'era la Juventus ed era una partita di Coppa. Edoardo si vestì, ma il padre non passò mai a prenderlo e non gli telefonò per avvertirlo.
Opinione diffusa che la sua partecipazione alla prima parte della guerra fosse in definitiva un evento sportivo. [...] Un settimanale ha raccontato di come avesse cenato una volta l'anno, fino alla fine, con i suoi copmagni d'arme in Russia.
Sua mania per i futuristi, «dei coglioni, ma dei grandi artisti».
Severino Poletto, arcivescovo di Torino, nel corso dell'omelia funebre raccontò di averlo conosciuto da non molto, quando già la sua vita cominciava a declinare. Al primo incontro il Prelato gli chiese: «Come devo chiamarla?» «Avvocato», rispose Agnell. E aggiunse: «È un nome d'arte».
Per il resto ci sarebbero tante cose da dire, a partire dall'imbarazzo che uno prova nel leggere i vari dettagli del caso Visco (che persone piccole...), del G8, di Bush a Roma.... Sinceramente, non ne ho proprio voglia.
lunedì, giugno 04, 2007
Segnalazioni al volo (più una domanda per gli intellettuali)
Partiamo con una domanda che da qualche giorno a questa parte, mi gira in testa (il tutto è nato da una segnalazione del Dottor Lox, che ringrazio): ma gli intellettuali giocano con Wii?. Se volete partecipare al dibattito in corso cliccate qui. Stendo invece un velo pietoso sulla figura di merda rimediata dall'Inter per gli erroracci sulla maglia del centenario (in ogni caso trovate tutto qui) e gioiamo per l'ufficializzazione di Ranieri alla Juve. L'impressione è ottima, speriamo bene. Altro da segnalare? Si. Partiamo con un libro bellissimo che ho finito in questi giorni (forse ne parlo domenica con la Laura su Deejay), La coda lunga, di Chris Anderson. Poi c'è il video totalmente delirante postato nel blog di uno dei miei fratelli (lo trovate qui) e direi che ci siamo. Ultima cosa: ma quanto bella è la versione di Hotel California dei Gispy King? Quella che c'è nella colonna sonora de Il grande Lebowski, per intenderci.
Quel che resta del Gods

Ieri io e Matteo siamo andati all'Idroscalo per la seconda serata del Gods Of Metal (ringrazio Matteo per i biglietti a babbo morto, che fanno sempre piacere). Ecco le conclusioni della giornata:
- Ho visto gente con le lacrime agli occhi quando i Dream Theater hanno annunciato che avrebbero suonato per intero Images & Words. Incredibile, davvero. Un po' mi sono commosso anch'io, ma come ho già detto, sono vecchio. Per il resto hanno suonato alla grandissima, peccato che il suono fosse equalizzato così così.
- Toni Iommi spacca ancora il culo a tutti. Ieri aveva un suono della Madonna, soprattutto quando usava la Gibson Sg bianca. Peccato per la scaletta così così, secondo me si poteva fare meglio. Piccola parentesi: Dio è sempre un grande, anche se fa un po' tristezza vederlo conciato così alla sua età. Però la voce (e la classe) c'è ancora, e si sente.
- I Blind Guardian sono bravi, davvero.
- I Dimmu Borgir fanno cagare.
- Per fortuna non sono andato sabato (ieri non pioveva, sabato diluviava).
- Il paninazzo con la salamella, la senape e un po' di schifezze varie tipo peperoni e cipolle resta un must di ogni concerto. Naturalmente con una bella birrozza gelata.